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Il Piccolo Miele

Premessa

“Miele aveva solo 16 giorni di vita quando è stato preso in braccio per la prima volta dalla sua attuale famiglia dopo l’abbandono da parte della madre biologica.

Sembrava l’inizio di una meravigliosa storia d’amore, ma presto si è tramutato nel peggiore degli incubi.

Per un decreto che la sua famiglia ha appena ricevuto Miele verrà tolto e “collocato” dalla madre biologica che non ha mai visto, né incontrato”.

Con queste affermazioni, si apre la petizione che è attualmente in corso e di cui allego il link:

https://www.change.org/p/lasciate-miele-con-la-sua-mamma-e-il-suo-papà

La storia del piccolo Miele, è una vicenda che fa riflettere, arrabbiare, angosciare,

una storia a tratti surreale, come un incubo dentro il quale ci si sente imprigionati.

Ed è per questo che voglio dare il mio piccolo contributo sottolineando l’importanza della relazione che Miele ha stabilito con la sua mamma, che pur non essendo biologica, è il caregiver che finora si è preso cura di lui fin dai primi giorni di vita; creando un legame speciale, unico e indissolubile che è proprio quello che caratterizza la relazione madre-bambino.

Nella mia riflessione personale e professionale, citerò alcuni importanti studiosi e ricercatori come coloro che hanno contribuito all’Infant Research, la teoria dell’attaccamento di Bolwby, gli stili di attaccamento di Mary Ainsworth, la piramide motivazionale di Maslow. Per poi concludere la riflessione sul significato dell’abbandono, del trauma e delle conseguenze psicologiche a cui questi ci espongono.

Il bambino fin dalla nascita, come ci suggeriscono le ricerche della psicologia evolutiva raggiunte dall’Infant Research, è considerato dotato di una mente relazionale. 

Tra i suoi maggiori esponenti, lo psichiatra e psicoanalista Daniel Stern, ha dimostrato che per il bambino la ricerca di relazione con la madre o il caregiver, costituisce un bisogno primario, al pari di acqua e cibo, che lo orienta alla costruzione del suo mondo interno.

Tutto ciò che dà forma alla relazione fra madre e bambino (come per esempio il tono della voce, le espressioni del viso o i movimenti corporei) ripetendosi con coerenza nel tempo va a costruire delle modalità interattive stabili, coerenti e ricorrenti che il bambino impara a riconoscere e su cui inizia a strutturare un modello di relazione di sé con l’altro che dà forma alle sue aspettative e ad un emergente senso di identità.

Il rapporto speciale tra mamma/caregiver e bambino è stato studiato e approfondito anche da Bolwby il quale elaborò la teoria dell’attaccamento, ossia un legame speciale che si sviluppa nel primo anno di vita e influisce sullo sviluppo della personalità come stima di sé, atteggiamento verso la realtà esterna, aspettative nelle relazioni.

Tale teoria, è stata ripresa e approfondita dalla psicologa clinica canadese Mary Ainsworth (1913-1999) la quale individuò nei bambini di dodici mesi tre modelli organizzati di risposta a due brevi separazioni da un genitore e successivamente in sua presenza in una situazione sperimentale (Strange Situation).

Da tali ricerche, la studiosa ha individuato tre diverse tipologie di attaccamento:

Il bambino, dunque, crea un legame di attaccamento con chi si prende cura di lui, con chi risponde ai suoi bisogni non solo di nutrimento ma soprattutto di amore.

Citando il celebre Maslow, nel 1954 propose un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, disposti a piramide, in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è condizione necessaria per fare emergere quelli di ordine superiore. Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza, mentre salendo verso il vertice si incontrano i bisogni più immateriali.

Riporto a titolo esemplificativo la PIRAMIDE DEI BISOGNI DI MASLOW

Alla luce di tali esplicitazioni, è chiaro che il piccolo Miele ha sviluppato una relazione di attaccamento con la persona che ha saputo rispondere sia ai suoi bisogni primari che sociali, ponendo le basi per il raggiungimento dei bisogni che stanno all’apice di tale piramide: i Bisogni del Sé.

Deprivare un bambino della persona che si è preso cura di lui fino a questo momento equivale esporlo ad una grande perdita.

Per un bambino, la perdita della madre intesa come la persona in grado di rispondere ai bisogni sopracitati, a qualunque età sia essa avvenuta, si organizza come un trauma e una ferita che avrà inevitabilmente delle conseguenze nello sviluppo futuro.

Il bambino porterà con sé la sensazione di un’assenza, di una mancanza che percepirà nel profondo della sua anima e che determinerà spesso scelte, umori, reazioni, atteggiamenti e comportamenti.
Le conseguenze di questo trauma potranno essere varie e in questo articolo proverò a elencarne qualcuna, nella speranza di offrire una maggiore comprensione del vissuto del figlio e offrire una interpretazione “dal punto di vista del bambino” di comportamenti e reazioni che talvolta appaiono, a prima vista, incomprensibili.

Il bambino abbandonato sperimenta una mancanza di fiducia in sé stesso e negli altri, difficile spesso da indentificare e da riconoscere.

Il bambino che si trova a perdere le persone di riferimento primarie (i genitori e in particolare la madre), perde l’appoggio, il sostegno, la sicurezza, tutto ciò che costituisce il suo mondo e il filtro attraverso cui interpreta e dà senso a ciò che gli accade.

Egli sente di dovercela fare da solo, di appoggiarsi a sé stesso senza potersi permettere di avere bisogno di qualcuno. Nello stesso tempo lo sviluppo emotivo e cognitivo di questi bambini può essere fortemente compromesso.

Il bambino costruisce un atteggiamento di falsa autonomia e sicurezza che deriva dalla sensazione di “doversela cavare da solo”.

Un’altra possibile reazione potrebbe essere quella di difendersi, nascondere le proprie emozioni in modo talvolta eccessivo, mostrarsi particolarmente arrendevole e avere difficoltà nel mantenere legami profondi e coinvolgenti, manifestare una certa superficialità negli affetti e tenere sotto controllo la sua affettività per proteggersi dalla sofferenza causata da una ulteriore perdita, per lui insopportabili. Nei bambini più grandi la paura di legami profondi potrebbe essere particolarmente spiccata.

Spesso i bambini reagiscono con aggressività agli sforzi dei genitori di manifestare solidarietà e affetto: questo è particolarmente evidente in bambini che hanno avuto molte figure di accudimento.

Queste sono solo alcune delle conseguenze a cui un bambino può andare incontro.

Miele sarà esposto ad un’esperienza di doppio abbandono.

Vorrei concludere, affermando, che l’amore non è a tempo, né può sparire per legge.

Tutti i bambini del mondo, hanno il diritto di essere felici.

Mamma prima di ogni cosa
Psicologa
Dr.ssa Claudia Salvia

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