Il tuo bambino ha spento la sua seconda candelina e…
Improvvisamente urla, pianti inconsolabili, cambi repentini di umore, reazioni inaspettate.
Il primo pensiero dei genitori è: «Ma cosa sta succedendo?
Fino a ieri la pace e ora, di colpo, abbiamo in casa un piccolo rivoluzionario».
Niente paura, siamo in una fase evolutiva che ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Ma rimane comunque un periodo che va compreso e affrontato attentamente, proprio per alleggerire le fatiche.
Facciamo un bel respiro e cerchiamo di capirne insieme cosa sta accadendo in questo momento nella vita dei bambini e come dovrebbero comportarsi i genitori.
Dobbiamo considerare che i bambini, come noi adulti, hanno il diritto di dire “no”, questo serve loro per manifestare un bisogno, un’esigenza ma soprattutto per affermare la loro volontà e l’indipendenza dagli adulti.
Ma i due anni non sono solo l’età del “no”, dell’opposizione e della collera. Contemporaneamente, infatti, il bambino inizia a pronunciare spesso il pronome “io”, si riconosce allo specchio, percepisce la propria unità corporea e comincia a sentirsi una “persona” dotata di pensiero e volontà separata dalla madre, dal padre e dalle altre figure di riferimento.
Ci troviamo nel pieno del processo di separazione-individuazione che ha inizio dai 4-5 mesi di vita fino ai 3 anni.
Il “bersaglio” preferito in questa fase di affermazione e opposizione è la mamma o un altro caregiver, ovvero la persona con cui ha stabilito un maggiore legame di attaccamento e con cui si sente maggiormente libero di esprimersi: è proprio da lei che sente di dipendere maggiormente ed è con lei che ha ancora paura di confondersi.
Ricordiamoci dunque che è attraverso “no” e “io” (e anche “mio”) che il bambino sperimenta la sua libertà e cerca di affermare la propria personalità;
I “no”, le opposizioni e le apparenti sfide racchiudono anche le paure e le insicurezze del piccolo. Questo perché da un lato c’è il suo desiderio di avventurarsi in un mondo sconosciuto ma dall’altro la paura di non sapere quello che troverà: «Sto crescendo, voglio fare da solo» ma «ho ancora bisogno della tua guida e della tua vicinanza». Questa è una fase evolutiva importante, una “palestra” in cui il bambino si allena per imparare a gestire la frustrazione e a controllare la rabbia. Impiegherà del tempo per autoregolare le proprie emozioni, e il genitore dovrà stargli accanto lasciando che questo tempo abbia la sua evoluzione, offrendogli strategie vincenti e soluzioni socialmente accettabili.
Genitori: come comportarsi di fronte a questa importante fase evolutiva del tuo bambino?
Evitiamo innanzitutto di considerare gli atteggiamenti oppositivi del bambino come una sfida e consideriamoli piuttosto come un tentativo iniziale e confuso di comprendere come funziona il mondo.
Dovremmo poi essere “sufficientemente buoni” per sostenerli e supportarli durante le “cadute” e gli immancabili sbalzi d’umore, nonché bravi a prevedere e anticipare situazioni che sappiamo potrebbero “scatenare” crisi di pianto e arrabbiature.
Organizziamo momenti di gioco strutturati in casa e momenti di gioco non strutturati all’aria aperta.
Concediamoci momenti di rilassamento: coccole, musica rilassante, letture.
Altro compito importante è aiutare il bambino a canalizzare le energie.
A tal proposito, è preferibile offrirgli, nel corso della giornata, una vita ordinata in cui le regole (del pasto, dell’igiene, del riposo etc.) rappresentino una normale e buona abitudine per il proprio benessere.
Durante la “fase oppositiva” i piccoli vogliono fare tutto da soli, ma questo aspetto può essere “sfruttato” positivamente dai genitori. Facciamoci aiutare, per esempio, ad apparecchiare la tavola, o invitiamoli a compiere alcune azioni in autonomia (mangiare, andare in bagno, infilarsi le scarpe etc.) e magari facciamogli gestire anche qualche piccola frustrazione senza il nostro intervento.
Di fronte a eventuali crisi la cosa migliore da fare è tranquillizzare il piccolo: solo una volta calmato sarà in grado di riprendere l’emozione e il vissuto che ha sentito.
Per fare ciò, abbassiamo il nostro livello di attivazione e manteniamo noi in primis la calma, dal momento che urlare e agitarsi sarà solo controproducente (il bambino si agiterà a sua volta).
Ogni genitore ha un suo modo per ritrovare tranquillità interiore, come ad esempio fare un bel respiro, contare fino a venti, uscire dalla stanza e “delegare” qualcuno per il poco tempo necessario a diminuire la tensione, etc.
In ogni caso, il consiglio è quello di rassicurare i nostri bambini abbracciandoli, facendo sentire loro che ci siamo. In questo modo, il messaggio che passerà sarà: «Sono qui per te, capisco che sei arrabbiato e lo accetto, insieme proviamo a ritrovare la serenità persa».
Come posso aiutarti?
Ti offro uno spazio di ascolto e di supporto:
· Lavoriamo insieme per affrontare le difficoltà del tuo bambino/a nel tuo percorso genitoriale.
· Troviamo insieme strategie e tecniche per gestire le situazioni in cui emergono maggiormente i comportamenti disfunzionali del tuo bambino/bambina.